A prima vista, l’affare è imbattibile. Il robot umanoide Unitree R1 è commercializzato a partire da 5 900 dollari, ovvero circa meno della metà del prezzo del suo modello più vecchio, il G1, che costa oltre 13 000 dollari (Interesting Engineering). Il prezzo ha fatto scalpore : Robotics and Automation News vi vede una macchina che « sottocosta » i suoi rivali per puntare al mercato di massa, e New Atlas conferma il prezzo di 5 900 dollari. Ma ridurre il R1 a una vittoria industriale significa perdere l’essenziale. Ciò che vende Unitree non è una macchina finita. È un corpo sovvenzionato per raccogliere la materia prima che gli manca : il dato.
Le acrobazie non sono il prodotto, sono l’esca
Durante la Unitree Developer Conference, organizzata ad Akihabara, il R1 ha eseguito una serie di dimostrazioni spettacolari : ruote (cartwheels) e shadow boxing, secondo robotstart.info. Materiale sufficiente per titoli accattivanti. Solo che queste imprese meritano una lettura meno lusinghiera : secondo The Robot Report, il R1 funziona tramite teleoperazione, la sua autonomia richiedendo uno sviluppo secondario. In altre parole, la macchina che fa le ruote sul palco non decide da sola di farle : esegue movimenti pilotati. La questione delle dimostrazioni teleoperate non è comunque esclusiva di Unitree : da Tesla, Elon Musk ha già respinto questo tipo di accusa riguardo a Optimus, affermando che una dimostrazione di kung-fu rientrava nell’IA e non nel pilotaggio a distanza (Interesting Engineering). Prova che il confine tra impresa autonoma e marionetta high-tech è, in tutto il settore, un tema delicato.
La prova è nel calendario
Se il R1 non è una macchina autonoma pronta all’uso, a cosa serve il suo prezzo stracciato ? La risposta sta nel tempismo. Nello stesso periodo, Unitree ha lanciato la sua Unitree Robotics Developer Platform (Interesting Engineering). Questa piattaforma consente di controllare i robot a distanza da uno smartphone, utilizzando la fotocamera del telefono per guidare i movimenti. E soprattutto, permette agli utenti di scaricare, condividere e adattare set di dati di addestramento.
Il dettaglio tecnico conferma l’intenzione. Secondo 36kr, la piattaforma integra un modulo « Data Set » che aggrega i set di dati raccolti da robot reali e consente agli utenti di caricare o scaricare datasets per addestrare e ottimizzare gli algoritmi. La stessa fonte precisa che si collega il robot tramite un’applicazione mobile, poi si distribuisce con un clic gli algoritmi di controllo ospitati nel cloud verso il terminale robot. Il circuito è limpido : il robot esegue, l’umano teleopera, e ogni gesto diventa un dato di addestramento che risale nell’ecosistema. Il cliente non paga solo per un robot : diventa, gratuitamente, l’etichettatore di dati.
Una strategia che non è affatto isolata
Questa scommessa sul dato piuttosto che sulla vendita di unità non è un capriccio di Unitree. È, quasi parola per parola, la strategia di un altro attore cinese : AgiBot. Secondo robotstart.info, AgiBot privilegia lo sviluppo di un ecosistema di partner piuttosto che la vendita diretta di robot : fornisce piattaforme di sviluppo open-source, dati e grandi modelli linguistici, e cerca partner locali per addestrare i robot agli usi culturali e commerciali giapponesi.
E la raccolta non si ferma a una piattaforma online. Nikkei Asia descrive il centro interno di AgiBot, battezzato « Robot School » : degli istruttori umani vi ripetono compiti variati modificando la posizione degli oggetti, i materiali, l’illuminazione, e introducendo perturbazioni controllate, il tutto per addestrare i robot. La logica è identica a quella di Unitree : industrializzare la produzione di dati di apprendimento, perché è lì che si gioca la vera corsa.
Il prezzo basso, un costo di acquisizione travestito
Rimesso in questo contesto, il prezzo di 5 900 dollari cambia natura. Non è il segno che Unitree abbia vinto la battaglia industriale dell’umanoide accessibile. È un costo di acquisizione cliente, il prezzo pagato per mettere migliaia di corpi teleguidati tra le mani degli sviluppatori e catturare il flusso di dati di teleoperazione che manca ancora ai produttori.
Ciò non toglie nulla alle qualità del R1, né alla performance di prezzo che rappresenta. Ma invita a leggere l’annuncio per ciò che è : non l’arrivo di un robot per il grande pubblico pronto a lavorare per voi, ma il dispiegamento di un dispositivo in cui, per ora, siete voi a lavorare per lui. Le ruote e lo shadow boxing fanno belle immagini. Sono soprattutto l’esca di un modello che scommette sul dato.

